17 gennaio 2007

Due passi nell'oasi

31 dicembre 2006
Ovvero..
Due mesi e dieci giorni dopo la fine del Ramadan: la Festa del Montone

Assistere ad una festa tipica di un paese straniero è di sicuro un'occasione privilegiata per conoscerne tradizioni tipiche ed aspetti particolari..ed il caso ha voluto che proprio oggi noi fossimo qui, a due passi dal deserto, ad osservare lo svolgersi di questa giornata di sicuro molto speciale, che si riallaccia all'episodio, presente anche nella Bibbia, in cui ad Abramo viene chiesto di sacrificare suo figlio Isacco: Abramo accetta il volere di Dio, che, messa alla prova la sua fedeltà, gli concede di sacrificare un montone al posto dell'amato figlio.
Per l'occasione ogni famiglia musulmana, o almeno chi può permetterselo, compra nei giorni precedenti un montone, da uccidere il giorno prescelto, cioè oggi.
Così, verso le dieci del mattino ci ritroviamo a passaggiare per le vie del paese e ad osservare con sorpresa ed interesse ciò che accade appena fuori dalle case.
I montoni vengono sgozzati, lasciati morire dissanguati e poi gonfiati con una piccola pompetta, per far si che il mantello di pelo si tolga con molta facilità. La carne dell'animale verrà cucinata e mangiata nei quattro giorni successivi.
Inoltre, il montone non può essere sgozzato da una persona chiunque, ma solo da chi conosce i versetti coranici, che devono essere pronunciati per accompagnare l'uccisione dell'animale.


Diciamo che la scena di per sè è abbastanza impressionante e cruenta, almeno per noi che non siamo proprio più abituati a questo genere di rituali, ma il momento viene vissuto con molta partecipazione e spirito di festa, ed è stato interessante assitervi, per lo meno per avvicinarci un po' di più ad un mondo che appare contemporaneamente così distante e così vicino come quello musulmano.
Il nostro giretto prosegue poi nel paesino e nell'oasi adiacente, un piccolo paradiso di ombra, arietta fresca e verde.
L'oasi è attraversata da un canaletto, che viene aperto e chiuso in modo che a turno vengano irrigati i campicelli che 52 famiglie del pase possiedono al suo interno.


Fuori dall'oasi si incontra un pozzo, alle cui spalle si ergono maestose le dune del Sahara.

Ci passegiamo attraverso: la sabbia è finissima, fredda all'ombra ma subito calda dove cadono i potenti raggi del sole. Camminarci in mezzo dà un senso di libertà, avventura e natura incontaminata. Come dei bambini, ci dedichiamo ai giochi più disparati: lotta libera, rotoloni giù dalle dune, scritte nella sabbia e fotografie coreografiche..sembra di essere in una spiaggia gigante, non fa per niente un caldo torrido come si potrebbe pensare, anzi, c'è una bella arietta!
















Ripassiamo attraverso il paese, fuori dalla case sono rimaste solo le chiazze rosse di sangue, e ne approfitto per fare alune foto: un pozzo, risorsa molto preziosa per chi vive alle pendici delle dune, dei bambini che giocano con le biglie in mezzo alla strada, dei dromedari che brucano pacifici.









Troviamo anche "un sopravvissuto", che, giustamente, se ne sta bello nascosto!!!

Per pranzo andiamo a Rissani, una piccola città lì vicino, dove Alì, un amico di Pietro "la nostra guida", ci ospita per pranzo a casa sua, offrendoci una buonissima pizza berbera, che è una specie di focaccia ripiena di carne, cipolle e credo qualche verdura. Ci fa compagnia il piccolo Zaccaria, il figlio di Alì, un bambino davvero bello e sveglio! Nel pomeriggio Alì ci porta nel suo paese natale, dove vive ancora sua padre ed il resto della sua famiglia: le varie casette sono cotruite così vicine che la luce del sole non filtra assolutamente, sembra quasi di essere sotto terra. Immagino sia un modo per combattere il caldo nei mesi estivi.

Torniamo alla base giusto per assitere al tramonto dalle dune: non mi resta che mostrare alcune foto di questo momento magico!



13 gennaio 2007

Nel deserto

30 dicembre 2002
Quando eravamo piccoli, credo che tutti abbiamo almeno una volta costruito un castello di sabbia in spiaggia, col secchiello e la paletta, impastando la sabbia coll'acqua del mare per creare la nostra costruzione: mentre visito la Kasbah di Skoura mi viene in mente proprio questa immagine.


Infatti la nostra guida ci spiega che la costruzione che stiamo visitando è stata costruita con sabbia, acqua, foglie di palma..ingrediente segreto: le uova. Provo a immaginare la quantità impressionante di gusci svuotati per l'occasione, ma non ci riesco!
Comunque la Kasbah resta in piedi, e anche se in seguito a forti piogge deve effettivamente essere sottoposta ad interventi di ristrutturazione, al momento, dato il sole alto nel cielo, non sembra essere in procinto di sciogliersi sotto i nostri piedi, così continuamo la visita attraversando i diversi spazi, di cui vi posterò alcune foto..tutto è fatto di sabbia e terra, tutto ha lo stesso color ocra, leggermente rosato, anche i forni, i camini e gli attrezzi che spuntano qua e là.



Terminata la visita beviamo un the insieme alla guida, che scopriamo essere un poeta, e che quindi ci legge una delle sue poesie in arabo, metre noi sorseggiamo il nostro the in preziosi bicchierini decorati.

Dopodichè risaliamo sulla nostra jeep, destinazione: Asilbid, un paesino che si affaccia sul Sahara! Per arrivarci attraversiamo prima delle impressionanti gole, che si ergono alte alte stagliandosi contro il cielo, la strada fiancheggia un piccolo corso d'acqua..lì dei bambini stanno giocando a calcio, e vedendoci passeggiare invitano i nostri amici maschietti Pietro, Alberto e Massimo a tirargli qualche rigore..
Pranziamo in un posto costruito tra le rocce, poi ci rimettiamo in viaggio..gli spazi che attraversiamo sono sempre più ampi, il paesaggio cambia velocemnte, dal deserto di roccia (detto Reg) ad oasi di palme rigogliose e verdeggianti..come sempre c'è davvero da restare a bocca aperta ad ammirare spazi sconfinati che ti trasmettono un'idea di libertà emozionante, soprattutto per noi cittadini abituati a vivere tra quattro mura, circondati da alti palazzi che coprono e nascondono l'orizzonte.
















Camminare sulla terra dura, unico segno di civiltà la strada asfaltata che la taglia in due drittissima, guardare la rada vegetazione, raccogliere qualche sassolino, assaporare gli spazi, annusare l'aria tersa..non vorrei più risalire sulla jeep!
Ma come sempre si riparte: ad un certo punto Aì abbandona la strada asfaltata e si butta nel deserto, la ruote della jeep sollevano terra rossa e polvere, e poco dopo il tramonto arriviamo nel paesino nostra meta.
Ci sistemiamo in un hotel-kasbah, davvero grazioso, dal cui ingresso si può ammirare un enorme duna a pochi chilometri da noi..Sahara, ti abbiamo finalmente raggiunto! Ormai comunque è già buio, per cui l'esplorazione del deserto dovrà attendere il mattino seguente..per ora ci limitiamo a sorseggiare un the accompagnato da squisiti dolcetti fatti a mano e a far conoscenza dei vari personaggi che popolano l'albergo, tra cui voglio ricordare Camoranesi, il cameriere spagnoleggiante fissato ex portiere del Marocco, Youssef, la cui filosofia è "Ciao amici, è bello star qui nel deserto a godersi la vita, perchè mai dovrei andare via?", Said, il venditore di tappeti che la sera stessa ci ha fatto fare acquisti nel suo negozio: un ampio locale le cui pareti sono decorate con tappeti dai modelli e colori più disparati, davvero belli ed artigianali: a ben cercare se ne trova uno per ogni gusto!

10 gennaio 2007

La pista carovaniera

29 dicembre 2006
La mattina mi sveglio elettrizzata al pensiero che sta per partire il vero e proprio viaggio in jeep alla volta del deserto!
Fuori dall'albergo infatti ci attende Alì, il simpatico autista che ci accompagnerà nel nostro viaggio per tutta la settimana..col suo aiuto carichiamo i bagagli sul tetto della jeep e siamo pronti a partire!



Usciti da Marrakech attraversiamo paesaggi naturali sorprendenti, fino ad arrivare al passo che dobbiamo valicare, a 2260 metri, dove troviamo inaspettate montagne innevate (la neve prima del deserto..chi l'avrebbe mai immaginato!)


Proseguiamo, e iniziamo la discesa: ci fermiamo per visitare una Casbah patrimonio dell'Unesco e per un pranzo tipico, una tajine di carne e verdure. Si riparte velocemente perchè ci aspetta ancora tanta strada da fare..e che strada! Ad un certo punto infatti Alì fa una curva a gomito ed imbocca una stradina sterrata che a prima vista non sembra neanche percorribile, se non a piedi. E' l'antica pista carovaniera, percorsa nei secoli dai mercanti per scambiare le proprie merci..e percorrendola sembra proprio di tornare indietro nel tempo, è facile farsi catturare dall'atmosfera e dalla magia del luogo.

















Il paesaggio è davvero incantevole, a guardare fuori dal finestrino si rimane a bocca aperta: scenari meravigliosi si susseguono senza sosta sulla destra e sulla sinistra, lasciandoti giusto il tempo di ammirarli per un breve istante. Valli irrigate da fiumi si susseguono a zone più rocciose ed aride, e nel bel mezzo di zone deserte appaiono all'improvviso paesini che sembrano quelli di un vero presepe.
















E come nel presepe ci sono anche le pecore!!!

Devo dire che questa strada è stata davvero uno dei momenti più belli della vacanza, percorrerla è stato affascinante, avventuroso, emozionante al tempo stesso..e quando il sole è tramontato, il mio sonno è stato pieno di soddisfazione, ed i miei sogni ricchi di luoghi incantantevoli!

08 gennaio 2007

I colori di Marrakech

28 dicembre 2006
Sveglia nel cuore della notte, non sono ancora la cinque..ma l'aereo ci aspetta a Malpensa, e non vogliamo certo lasciarcelo scappare!
La nebbia mattutina avvolge la città e la pianura circostante, cullandoci nella sua umidità e lasciandoci nel dubbio che forse i voli saranno sospesi..infatti è così, la partenza di molti aerei è stata ritardata o del tutto cancellata..ma per una volta la fortuna ci assiste ed il nostro aereo, intorno alle 8.30 circa, è uno dei primi a decollare della mattinata..
Una rincorsa veloce, una spinta verso l'alto e poi su, su, sempre più in alto, per attraversare la fitta coltre di nebbia grigia, tagliarla con un colpo netto e riemergere nell'azzurro limpido di un cielo che non sembra neanche invernale.
Il grigio di Milano è così lasciato definitivamente alle spalle..all'atterraggio a Marrakech veniamo subito abbracciati da un caldo tepore e la nostra vista è colpita da mille colori e profumi.

Le strade sono decorate con alberi di arance amare e cespugli ricchi di rose profumate dalle mille sfumature: bianche, gialle, rosse e panna.
Il traffico è abbastanza caotico: motorini impazziti sfrecciano deviando i pedoni all'ultimo istante, asinelli carichi di chissà che cosa percorrono con pazienza il bordo della strada, a filo con il marciapiede, poche auto, tanti taxi color beige dall'aspetto un po' vecchio e traballante riempiono la carreggiata, e l'aria di una puzza intensa di gas di scarico.

Attraversare una delle arterie principali della città senza l'aiuto di nessun semaforo è una piccola impresa, ma ne vale decisamente la pena: lasciti alle spalle strade e rumore ci si trova immersi nella Medina, la parte antica della città, dominata dalla plaza, una piazza enorme popolata da decratrici di hennè, incantatori di serpenti, bancherelle che vendono dolci spremute di arancia e una folla colorata ed agitata.
Alle spalle la torre da cui si espande il canto del Muezzin, e sulla cui cima si nota la forca in cui anticamente si impiccavano pubblicamnete i banditi..di colpo si viene immersi in un altro mondo, più antico, misterioso, affascinante..


Al di là della piazza, attraversarla tutta è un'impresa, si entra nel Souk, il mercato, credo il più grande del Marocco..e non si stenta a crederlo: popolato di bancherelle e venditori di ogni sorta, gente che ti chiama per farti comprare qualcosa, per chiederti qual è l'"ultimo prezzo" a cui vorresti acquistare le merci più disparate: contrattazioni, baratti, piccoli e grandi affari condotti in non si sa bene quale lingua, un misto di italiano, spagnolo, francese, berbero con l'aiuto sempre indispensabile dell'universale linguaggio dei gesti.
Lascio la parola a qualche foto, che di sicuro racconta più di mille parole!







Il mercato si apre improvvisamente nella piazza delle spezie, e più in là si entra nella "farmacia", le cui pareti sono completamente riempite di boccette contenenti le spezie più disparate! Il farmicista, in un rigoroso camice bianco, che sembra quasi anacronistico, ci fa annusare barattoli e barattolini, profumi all'aroma di giada, ci fa provare i massaggi con l'arnica e un potente miscuglio di foglie di eucalipto contro il raffreddore.
Prima che si faccia buio visitiamo la Medersa, la scuola Coranica, decorata da mille mosaici, e il museo della città, in cui si respira un'atmosfera orientale e rilassante.






Giusto il tempo di riuscire mentre il sole tramonta, di ripercorre al contrario tutte le stradine del Souk, ormai illuminato da mille lucine, e riemergiamo nella Plaza.







Lì rimaniamo a bocca aperta, pensiamo quasi di esserci persi e di essere finiti in una piazza diversa da quella dalla quale eravamo partiti: di colpo si è riempita di decine e decine di banchetti che offriono cibi di ogni genere: carni, verdure, spiedini, cous cous, calamari, e chissà quanto altro ancora! In ogno banchetto cuochi vestiti di bianco si adoperano intorno al fuoco ed alla brace, e si sfidano nell'attirare i clienti, tra un'unica nuvola di fumo bianco che si alza incredibilmente verso il cielo, che ha ormai assunto il suo colore notturno.




Buonanotte incantevole Marrakech, città magica sospesa nel tempo!