27 gennaio 2006

Bianco..come la neve!

oggi neve a Milano!!!
..tanta tanta neve!

così tanta che dovevo fare un esame ma è stato annullato!!!
ero così felice..mi è sembrato di tornare un po' ai tempi del liceo quando speri che il prof sia malato per non fare il compito in classe e poi il tuo desiderio si realizza di colpo come per magia..troppo divertente!!!


quindi, niente più esame, ho deciso di fare un bel giretto per Milano per ammirare la città tutta imbiancata ed approfittarne per fare qualche foto..

ecco i risultati!



..grazie all'aiuto esperto di Alberto, che di queste cose è pratico [ :-) ], sono poi riuscita ad intrufolarmi nel grattacielo del comune, fin su al 25esimo piano..ad ammirare il panorama dall'alto..incantevole!

Le foto sono un po' scure causa la scarsa pulizia dei vetri del palazzo!!!..però credo che rendano lo stesso..

25 gennaio 2006

I colori della città

ecco un altro raccontino ambientato a Milano..


..perchè le vicinanze e i distacchi che ogni giorno riempiono la nostra vita dipendono da sottili fili manovrati dall'abile gioco del destino..


Ripensando alle strade ampie e alberate, ricche di sole e di persone, alla città che si affacciava sul mare e alle palme, Elisa uscì di casa.
Il ricordo di Barcellona, riemerso guardando le tre foto che aveva in mano, fu di colpo inghiottito dall’immagine del marciapiede che si apriva lì davanti a lei, dalla strada, dal semaforo là in fondo alla via, e dal traffico di Milano.
Pioveva.
Una pioggia leggera e sottile, e lei come al solito si era dimenticata di prendere l’ombrello. Allora tirò fuori dalla borsa il cappellino bianco di lana, e se lo mise in testa, contenta perché era così morbido e soffice. Passando davanti alla vetrina della pasticceria si specchiò scorgendo il suo viso tra le torte di panna e frutta. Le stava bene quel cappellino, si intonava anche con il bianco crema della sciarpetta che aveva al collo e con il verde acceso del cappotto nuovo. Continuò a scrutarsi nel vetro della porta della banca, e poi nella vetrina del negozio di vestiti per bambini.
Il semaforo era verde ed Elisa attraversò la strada. Scendendo i gradini della metropolitana diede un’occhiata alla gente che le stava intorno.
Da dietro una vecchietta sola e sporca che chiedeva la carità seduta su un giornale appoggiato su uno scalino sbucò di corsa Laura.

I lunghi capelli sciolti le ondeggiavano sulle spalle al ritmo dei suoi passi veloci. Con uno scatto nervoso aprì il cellulare e digitò meccanicamente un numero.
“Si, sto arrivando, sono a Loreto, cinque minuti e sono lì”. Richiuse di colpo il telefono e se lo mise in tasca. Non aveva neanche il tempo per fumarsi una sigaretta.
Fortunatamente aveva smesso di piovere. Entrò nel suo ufficio abbastanza trafelata, appoggiò l’ombrellino all’ingresso, salutò Emi, la segretaria e si diresse alla sua scrivania, dove il suo capo la stava aspettando. “Mi spiace, c’era un sacco di gente stamattina, ho dovuto lasciar passare due metropolitane prima di riuscire a prenderne una.” Dopo le rapide scusa accese il suo pc e per prima cosa decise di scaricare la posta, mentre mentalmente si faceva il piano della giornata.
Tra le tante email di lavoro ne trovò una che accese un sorriso sul suo viso giovane e luminoso. “Ciao Laura, sono Michele, ti ricordi di me? Se vuoi questa sera potremmo andare a prenderci un aperitivo insieme dopo il lavoro. Se ti va ho già in mente un posticino carino in centro dove fanno dei cocktails fantastici! Dai, fammi sapere!”
Decise che gli avrebbe risposto solo dopo aver sbrigato il lavoro arretrato, giusto per avere un buon incentivo a darsi da fare.
Verso le tre finalmente riuscì a tirare un respiro di sollievo: nessuna cartaccia inutile occupava più la sua scrivania, era riuscita a portare a termine ogni cosa.
Si concentrò un attimo per prendere l’ispirazione e poi di getto rispose alla mail ricevuta in mattinata. Le lettere della tastiera ticchettavano velocemente, battute da una mano evidentemente esperta.

Invia/Ricevi ripetè tra sé e sé Gabriele mentre cliccava sopra il pulsante di Outlook, senza troppe speranze di veder apparire sullo schermo la risposta tanto attesa.
Sbarrò gli occhi dalla sorpresa quando lesse “Che bella idea! Dove ci incontriamo?”
Due minuti dopo era già giù in strada, con le macchine che gli sfrecciavano intorno come impazzite.Gli ultimi raggi di sole filtravano tra i palazzi e i pochi alberi, si insinuavano coraggiosamente tra le auto in coda per risplendere sull’asfalto non più grigio come al solito. La città assunse di colpo i colori e i profumi che aveva immaginato quella mattina sbirciando tre foto che una ragazza seduta di fianco a lui in metropolitana teneva in mano.

24 gennaio 2006

Bianco & Nero

Riflessi
L'anno scorso ho seguito un corso di fotografia presso l'officina Fotografica di Milano (www.officinafotografica.com)
A settembre tutti gli allievi hanno partecipato, ognuno con una sua foto, ad una mostra, dal titolo A come Acqua.
Questa qui sopra è la foto che avevo portato io..l'ho fatta quest'estate su una spiaggettina sperduta della Croazia, con la mia nuova macchina fotografica!
è un controluce in bianco e nero..a parte la mia abilità fotografica, che sicuramente lascia ancora un po' a desiderare, trovo molto affascinante vedere come alcune foto che a colori non direbbero granchè col bianco e nero assumono sfumature e profondità nuove, che donano loro quel non so che di particolare e misterioso..
..superfici, volumi e forme assumono nuova vita e vengono esaltati all'interno della composizione!

22 gennaio 2006

Grigio & Marrone

Anche se di solito non sono ritenuti colori particolarmente allegri, se penso al pelo del mio cane che, lungo e un po' arruffato, va dalle sfumature più chiare del nero a quelle più dorate del beige, mi vengono in mente solo tanta vivacità e vitalità...




Questo qui sotto è un racconto dedicato proprio al mio cagnolino, da me scritto la primavera scorsa per partecipare a un concorso indetto da ViviMilano (un supplemento del Corriere della Sera).
Le semplici regole erano queste: scrivere un racconto di max 60 righe in cui in qualche modo si parlasse di Milano.


"Per fortuna anche oggi sono riuscito a convincere il mio padrone ad uscire con me. Ogni giorno diventa più lento, e si dilunga sempre più a fare colazione, seduto a quell’alto tavolo di legno dal quale a volte mi fa cadere deliziosi assaggi di cibo proibito. Inizio a pensare che prima o poi diventerà così pigro che non mi sarà più possibile passeggiare con lui per le vie di Milano.
Ma che maleducato, non mi sono ancora presentato: sono Lucky, un bell’esemplare di Yorkshire Terrier..sono il cane più simpatico del quartiere. Tranquilli, non l’ho deciso io, me lo dicono ogni giorno quei due vecchietti che vengono da in fondo alla via e mi ricoprono di complimenti e carezze. Anche il fornaio mi fa sempre tante coccole e dice che ho il musetto sveglio.
Io l’unica cosa che so è che il mio desiderio più grande è svoltare a destra una volta usciti dal grande cancello grigio di casa mia, e invece il mio padrone preferisce sempre andare a sinistra per infilarsi pochi passi più avanti in un negozietto buio e stretto dove vendono tutti quei giornali che mi ricordano quando da piccolo facevo la pipì in casa e la mia padrona si arrabbiava così tanto con me. Mi gridava “cattivo!” e poi subito ricopriva il tutto con tanti fogli ricchi di notizie, per “pulire e asciugare un po’”, come diceva lei. Ma non era colpa mia, ora infatti sono ben contento di poter uscire e riempire i muri, i pali della luce e i semafori del mio odore, così che tutti sappiano che io sono passato da lì. E che questa è la mia città.
Si, in fondo Milano mi piace, anche se per un cagnolino come me non è tanto facile viverci.
Ci sono macchine che sbucano da ogni parte strombazzando, e non se lo ricordano mai che noi cani abbiamo l’udito più sensibile, e quindi i loro clacson ci infastidiscono. Fin da piccolo devi imparare ad infilarti tra un tubo di scappamento ed un fanalino posteriore, se vuoi riuscire ad attraversare quei muri di traffico che ti separano dall’adorato parchetto.
Ma anche lì i pericoli non sono finiti. Rischi infatti di incontrare i Signori Antipatici, quelli che non sopportano gli animali, e allora devono fare tante scene quando passiamo noi cani di città e magari li sfioriamo. A volte vorrei ricordare loro che il mio pelo è lucido e pulito, perché la mia padroncina, quella più piccola (che come me spesso fa innervosire la padrona grande) mi fa il bagnetto ogni mese con il balsamo di visone, e così il mio pelo diventa soffice e profumato. A me non piace mica lavarmi, lo faccio solo per essere bello e ricevere tante coccole facendo lo sguardo dolce. E anche per mangiare il biscotto che ogni volta mi danno in premio dopo la tortura del phon e del pettine.
Come al solito perdo il filo del discorso, forse sono un cane smemorato. Però è meglio che nessuno se ne accorga, se no come minimo mi tocca andare da quel signore che odora di mille animali diversi, che quando mi vede deve sempre pungermi con una siringa o guardarmi dentro le orecchie con uno strano affare. Credo si chiami veterinario, ma non me intendo molto, perché preferisco stargli alla larga.
Ma ora è tempo di pensare a dove mi porterà oggi il mio padrone, o meglio, a dove voglio trascinarlo col guinzaglio. Basta tirare un po’ al momento giusto e lui mi segue, in fondo non è difficile. Spero si sia ricordato di prendere la paletta per pulire per terra, nel caso io sporcassi. Ci sono delle regole da rispettare, ed io sono un cagnolino per bene.
Ohh..Scusate, mi sa che vi devo lasciare, sento l’odore di Pallina. Di sicuro sta arrivando qui, e quindi mi tocca scodinzolarle un po’. Sapete, noi cani siamo fatti così…"

21 gennaio 2006

Oro

Sono da poco finite le feste natalizie e di inizio anno, feste in cui l'oro con il suo sbarluccichio ricco di riflessi è uno dei colori predominanti tra le decorazioni, le palline dell'albero di Natale, i nastri dei pacchetti e doni vari..

..ma l'oro di cui voglio parlare ora è un altro, un po' particolare..
è quello che mi è venuto in mente quando ho letto un articolo di Baricco dal titolo La Fenice che risorge copiando se stessa, pubblicato su La Repubblica un paio di anni fa e che mi è sta stato mandato via messenger da un mio amico (che logicamente ringrazio e saluto!!!)..

è davvero un articolo molto curioso, di cui ora posterò alcuni pezzettini.. merita davvero!
si parla della ricostruzione del teatro La Fenice, a Venezia, dopo che un incendio doloso la distrusse completamente nel gennaio del 1996..il giorno dopo l'incendio i veneziani decisero che "dov'era, com'era"..e senza perdere troppo tempo iniziarono i lavori per ricostruirla esattamente com'era prima..





Ha tutta l´aria di essere una soluzione di puro buon senso: mi ha affascinato scoprire come, invece, sia il lieto ingresso in una follia. Provo a spiegare.Cosa davvero significhi "Com´era, dov´era", l´ho capito solo quando mi hanno invitato a fare un giro nel cantiere della ricostruzione.

[...]

a un certo punto mi son trovato in una sala di quelle tipo foyer, quelle in cui poi tu passi distrattamente con un bicchiere in mano, durante l´intervallo, cercando uno specchio per controllare se la cravatta ti è andata di traverso. Lì trovo due artigiani al lavoro. Stanno facendo le decorazioni di stucco, sulle pareti. Ghirigori e animali. Uccelli, per la precisione. Li stanno rifacendo: com´erano, dov´erano. Voglio dire che se avevano il becco verso sinistra lo rifanno con il becco a sinistra. Se la zampa era un po´ sollevata, fanno la zampa sollevata. È importante chiarire che, stando alla realtà dei fatti, uno può andare a teatro per anni, in quel teatro, e quegli uccelli non li vedrà mai: non si accorge che esistono, sono decorazioni che non ti entrano mai nella retina e nella memoria. A meno che qualcuno non ti prenda il cranio e te lo spacchi sbattendolo proprio contro quegli uccelli, tu gli uccelli non li vedrai mai. Ma loro li rifanno uguali. Com´erano, dov´erano.Naturalmente finisci per chiederti come lo sanno, dov´erano e com´erano. Fotografie. Solo che, è ovvio, nessuno si era mai preso la briga di fotografare proprio gli uccelli, sarebbe stato come fare un ritratto a Marylin Monroe fotografandole un´unghia dei piedi laccata. Quindi le foto, quando va bene, riportano l´intera stanza, e tu, con la lente vai a cercare se quell'uccello, là, in quell'angolo, ha la zampa su o giù. E se la foto non c´è? Chiedere a chi era passato da lì è inutile. Uccelli? Quali uccelli? Allora puoi leggere ciò che l´incendio ha lasciato: un´ombra, un rimasuglio annerito, una scheggia. Quella mattina, quando son finito in quella stanza, lo stuccatore capo (un genio, nel suo) aveva appena finito di leggere detriti del genere, riuscendo a dedurre, da un´ombra lasciata dalle fiamme, che gli uccelli di quel pannello erano falchi, deduzione fatta a partire dalle dimensioni delle zampe, zampe robuste, da rapace. Non c´è foto, il fuoco s´è mangiato tutto, ma lui adesso è lì che fa un becco da falco, com'era e dov'era, perché un´ombra di una zampa gli ha svelato il segreto.



[...]

Quando mi son reso conto che più o meno la stessa storia degli uccelli valeva per le lampade, per le pitture, per gli specchi, per i pavimenti e per tutto, ho capito che stavo girando non in un teatro, ma in un racconto di Borges. Con cura maniacale, alcuni geniali umani spendevano un numero di ore spaventoso usando un sapere tecnico affinato per secoli, con l´unico scopo di raggiungere un obbiettivo apparentemente folle. Ce n´era abbastanza per indagare. Ed è lì che son finito al reparto dorature.La cose stanno così: se volete dorare qualcosa potete immergerlo in un bagno d´oro ed è quello che fanno a Las Vegas. Oppure volete farlo esattamente come lo facevano nel 1854: e allora quel che usate sono impalpabili fogli d´oro grandi come sottobirra: uno ad uno, per ore, li lasciate cadere sulla superficie che volete dorare.

[...]



Gente che ha studiato per anni quel gesto prende il libretto di fogli d´oro, lo apre, prende un foglietto, lo appoggia su un cuscino di pelle scamosciata, lo taglia in quadratini grandi come francobolli, li solleva con un pennello speciale e finalmente li applica ai mancorrenti di una ringhiera, dorandola. Guardate la ringhiera. Luccicante d´oro. Ecco, appunto: troppo luccicante. E´ chiaro che non luccicava così una doratura che aveva 150 anni, quel giorno prima di bruciare non luccicava così. "Com'era e dov'era": quindi la opacizzano. A mano, con un´arte umile e sublime, raschiano via l´oro in alcuni punti, facendo venir fuori il bolo che c´è sotto, un collante rossastro. Poi spennellano altre colle che tolgono ulteriormente il luccichio. E allora, solo allora, dopo tutto questo viaggio, dopo il lavoro di tutti quegli occhi e mani e memorie, dopo tutto quel sapere salvato dall´oblio di un mondo a cui non serve più, allora, finalmente, avete ottenuto quello che volevate: un pezzo di ringhiera "com´era e dov'era".

Alessandro Baricco

Data di pubblicazione: 22/10/03, La Repubblica

20 gennaio 2006

Blu

..per iniziare il mio colore preferito..
il colore del mare, del cielo, dell'estate..
..della libertà e dell'infinito..

come disse kierkegaard..

l'infinito e l'eterno sono l'unica certezza

non sono sicura di esser mai riuscita ad intuire correttamente cosa significhi questa frase, però so che mi ha sempre colpito molto, tant'è che tutt'ora, a distanza di quasi 6 anni da quando l'ho letta per la prima volta, me la ricordo ancora..

..e in questa foto di quest'estate (siamo in sardegna) sembra proprio che la strada e le nuvole portino in un unico punto lontano lontano, forse dove il cielo e la terra si uniscono per la prima volta..una strada verso libertà, verso spazi aperti dove correre fino a non avere più fiato..

blu è..

..è la barca che spiega la vela..

..la scogliera su cui si infrangono le onde..

..una corsa in riva al mare quando il sole sta per tramontare..